La historia della Via Claudia Augusta

La nascita e l’evoluzione dell'impero romano videro via via la realizzazione di nuove strade che dovevano permettere il passaggio degli eserciti e delle merci commerciali, facilitare i rapporti con i popoli assogettati e controllare i rispettivi territori. Dopo la conquista delle province della Raetia et Vindelicia e del Noricum si presentò anche la necessità di difendere il confine nord lungo il Reno e il Danubio. La Via Claudia Augusta, proprio per questo scopo, fu aperta nel 15 a.C. da Druso, figlio adottivo dell'imperatore Augusto, impegnato nella guerra contro i Reti e i Vindelici, e successivamente completata da suo figlio, l'imperatore Claudio, negli anni 46-47 d.C. Per questo motivo essa porta anche il suo nome. La Via Claudia Augusta, partendo dalla pianura veneta e padana (da Altinum – Altino vicino a Venezia e da Hostilia – Ostiglia vicino a Mantova) raggiungeva Augusta Vindelicum (o Vindelicorum) ovvero l’odierna Augsburg in Baviera toccando le sponde del Danubio nei pressi della moderna cittadina di Donauwörth (Kastell Burghöfe) e coprendo complessivamente una lunghezza di 350 miglia romane (ca. 520 km).

Della strada imperiale romana, costituita come d'uso presso i romani da pietra battuta su strati di ghiaia e sassi (viae glarea stratae), è rimasta la testimonianza di due pietre miliari: una ritrovata nel 1552 a Rablà nei pressi di Merano e oggi conservata nel Museo Civico di Bolzano, la seconda rinvenuta nel 1786 a Cesiomaggiore, in provincia di Belluno, nella chiesa di S. Maria Maggiore, e oggi custodita nella Villa delle Centenère a Feltre. Le iscrizioni sulle pietre miliari mostrano un’importante distinzione: quella di Rablà riporta il Po come punto di partenza, quella di Cesiomaggiore, invece, la località di Altino. Entrambe però indicano il Danubio come luogo di arrivo.

Si può concludere che la Via Claudia Augusta avesse due possibilità di percorrenza. Il ramo probabilmente più vecchio è la cosiddetta Via Claudia “Padana”: andava da vicus Hostilia (Ostiglia) verso Trento ed è citata in due famose carte stradali, l’Itinerarium Antonini (III sec. d.C.) e la Tabula Peutingeriana (IV sec. d.C.). A Tridentum la strada imperiale si congiungeva con la Via Claudia “Altinate” e da qui risaliva la Valle dell’Adige fino a Pons Drusi (Bolzano), piegava verso occidente in direzione di Maia (Merano), valicava il Passo Resia, percorreva la valle del fiume Aenus (Inn), raggiungeva Foetibus (Füssen), seguiva il corso del Lecha (Lech), toccava Augusta Vindelicum (Augsburg) e terminava a Submuntorium vicino a Donauwörth. Sul ramo della Via Claudia “Altinate” non tutti gli storici sono concordi. I riscontri più recenti tendono comunque a confermare che la strada correva da Altinum (Altino) verso Treviso, da qui lungo il Piave fino a Feltria (Feltre) e all’altopiano del Tesino e infine r aggiungeva la Valsugana (stazione Ausugum, Borgo Valsugana) per terminare a Tridentum (Trento).



Storia e cultura

La Via Claudia Augusta, prima passaggio di eserciti e poi fondamentale via commerciale, portò nella zona tra il Po, l'Adriatico e il Danubio una fitta rete di strade principali e secondarie che favorirono il progresso civile, sociale, economico e culturale delle popolazioni locali. Ripercorrendo i 500 chilometri tra Donauwörth nel nord e Ostiglia nel sud o Altino (Venezia) più a est, si percepisce subito l’importanza del ricco e variegato patrimonio culturale presente in questa area, contraddistinto naturalmente anche dagli scavi e dai ritrovamenti archeologici grazie ai quali oggi conosciamo la Via Claudia Augusta.

Il patrimonio culturale comprende anche chiese, antiche cappelle, rocche e castelli di varie epoche, fortezze, monasteri grandi e silenziosi, paesi fortificati e tranquilli paesini. La Via Claudia Augusta nasconde delle sorprese in ogni parte del suo percorso: case affrescate ed edifici restaurati con cura e passione, musei grandi e piccoli e memorie delle guerre del secolo scorso nelle quali erano nemici quei popoli che oggi vivono in pace nell'Europa unita e collaborano tra loro per la valorizzazione di questa antica strada imperiale romana.



Natura e ambiente

Natura e paesaggio, variegati e coinvolgenti in tutto l’arco alpino, sono il risultato di un processo durato generazioni, in cui gli uomini hanno cercato di plasmare l’ambiente. Viaggiando oggi nelle vallate alpine in auto, in bicicletta o a piedi, si capisce chiaramente quanto l’uomo abbia caratterizzato il paesaggio.

Il tracciato della Via Claudia Augusta invita alla visita di parchi naturali e aree naturali protette, biotopi e oasi d’alta montagna che gli animali selvatici e la rigogliosa vegetazione rendono dei veri giardini botanici e zoologici. Lungo tutto il percorso dell’antica strada romana i centri per visitatori forniscono informazioni, gli spettacolari paesaggi sono ottimi soggetti per i fotoamatori e laghi e boschi sono avvolti nel silenzio della natura. La Via Claudia Augusta è un’esperienza unica in qualsiasi stagione dell’anno.



Enogastronomia e turismo

La vitalità e lo spirito delle persone si vede anche dalla tavola, dal gusto per le differenti specialità culinarie, dai festeggiamenti e dalle tradizioni. Piatti saporiti e genuini, ma nel contempo raffinati, preparati spesso secondo le ricette tradizionali e semplici dei montanari o dei pescatori, invitano a degustare la buona tavola.

Nel tratto dall’Adriatico o dal Po attraverso l’area prealpina ed alpina fino alla pianura del Danubio l’offerta enogastronomica è estremamente varia ed interessante. Si potrebbe immaginare la Via Claudia Augusta come una lunga tavola imbandita con sostanziose specialità d’Oltralpe, da gustare con la birra delle birrerie bavaresi, oppure con i piatti a base di carne dei contadini delle valli tirolesi, da accompagnare con un buon vino del Trentino – Alto Adige, ottimo anche per i meravigliosi piatti di pesce del Veneto e della zona del Po. E se le tradizioni della cucina e della cantina sono affiancate da feste e rievocazioni storiche, usanze e costumi locali, tutto è una grande festa!



Via Claudia Augusta-il percorso ciclabile

Con la bicicletta si può vivere intensamente la Via Claudia Augusta tra il Danubio, l'Adriatico e il Po. E’ il caso di prendersi il tempo per visitare non solo le località più importanti, ma anche le realtà più piccole e, forse anche proprio per questo, particolarmente interessanti. Con piccole deviazioni dal tracciato principale si possono visitare fortezze, antichi monasteri e aree naturali protette.

Lungo la Via Claudia Augusta il ciclista ha a disposizione tutta una rete di piste ciclabili e stradine collaterali scarsamente trafficate. Nelle località di passaggio, grandi o piccole che siano, troverà sempre la necessaria assistenza tecnica e soprattutto una ricca offerta di strutture ricettive e ristoranti.

Le regioni, le città e i comuni lungo la Via Claudia Augusta negli ultimi anni hanno realizzato piste pedonali e ciclabili che vanno da Donauwörth (Baviera) verso Altino, vicino a Venezia, oppure verso Ostiglia (Mantova). Le piste ciclabili già presenti sono state inserite nel sistema e i vari tratti di percorrenza sono stati dotati di segnaletica uniforme e bacheche informative sulle specificità locali e sulle tracce che rimandano all'epoca romana.



Via Claudia Augusta a piedi - camminare sulle orme dei Romani

La maggior parte delle attività di collaborazione Romani Via Claudia Augusta a piedi. Pertanto, al distanza l'uno giorno mar ben attrezzato Via stazioni, che i Romani la chiamarono Mansions. Ci potrebbe rimanere ed essere rafforzato. In generale, c'è stata anche una piccola stazione termale e di un santuario.

In linea che abbiamo per voi una vasta gamma di sentiero lungo la storica strada elaborati. Il raccomandato Albergi a una distanza di 4 Ore a 6 Ore suddividere in fasi significative quotidiana. Questa parte è la stessa luoghi in cui i romani hanno stazione.



La Via Claudia Augusta in Baviera

Lungo il Danubio, già allora navigabile, per difendere l'impero romano dagli attacchi delle popolazioni germaniche fu eretto il limes, linea di fortificazione le cui tracce sono visibili alla confluenza dell'Altmühl nel Danubio o nelle mura di cinta di Regensburg. L’imperatore Augusto inviò Druso e Tiberio oltre le Alpi nel 15 a.C. per controllare l’intera Germania e difenderla dai Cimbri, subentrati ai Celti. Fu costituita in tal modo una nuova provincia delimitata a nord dal Danubio e chiamata Raetia. Vespasiano fece costruire il limes lungo 548 chilometri, che però non resistette agli Alemanni (259-260) e nel 402 fu abbandonato su ordine di Costantino.

Il corridoio della Via Claudia Augusta da Schwangau fino a Donauwörth accompagna il visitatore con numerosi ritrovamenti romani, in parte custoditi in musei, in parte visibili all’aperto. Augsburg, che già nel I secolo d.C. si estendeva su una superficie di 75 ettari ed aveva più di 10.000 abitanti, era un centro molto fiorente. Ne sono testimonianza un tempio capitolino, un mercato coperto di 3000 metri quadrati, teatri, terme e palazzi borghesi. I ritrovamenti dei tempi recenti hanno portato alla luce vari tratti stradali, di cui uno sul fondo del Forggensee presso Füssen, ma anche i resti della romana villa rustica di Peiting, le terme romane di Schwangau e il villaggio di artigiani e soldati a 1055 metri di altitudine sull'Auerberg, vicino a Bernbeuren. Tante altre notizie interessanti sono presentate nel Centro informazioni a Rosshaupten e nei numerosi musei “romani” a Donauwörth, Augsburg e Epfach.



L’Auerbergland sulla Via Claudia Augusta

Là dove 2500 anni fa combattevano Romani e Celti, oggi si incontrano gli abitanti della vecchia Baviera e dell'Algovia.

Tra mille tracce di questi popoli, arricchite da misteri e segreti, si estende la zona collinare dell'Auerbergland, in Algovia orientale e Pfaffenwinkel, a nord delle Alpi. Deve il suo nome all’Auerberg, monte alto 1055 metri. Una volta vi si trovava un campo militare romano, oggi ci offre un santuario con campanile romanico e un accogliente ristorante. Verso le Alpi, dal Benediktenwand, lo sguardo arriva fino al castello di Neuschwanstein e a Grünten im Allgäu. Attraverso boschi, prati e colline lungo il Lech le 13 municipalità altobavaresi e bavaresi-sveve dell'Auerbergland hanno creato una rete di vie per escursionisti e ciclisti ricche di storia e di natura, dotandole di segnaletica: conducono verso cascine da cartolina, antichi valli romani e laghi nascosti, torrenti, cascate e grotte.

Tutti i paesi dell’AuerbergIand sono ricchi di cultura. Non può mancare una visita all’eccezionale chiesa di Wies, patrimonio culturale mondiale, e alla basilica romanica di Altenstadt. La storia è presentata invece nelle collezioni dell’associazione museale Museenverbund Auerbergland. Una visita alle fucine storiche e al Museo delle carrozze a Schwabsoien, al Museo delle zattere a Lechbruck am See, al piccolo Museo Civico con Centro informazioni sulla Via Claudia a Roßhaupten o al Museo delle bambole a Rieden incanta il visitatore.

Dovunque si nota il paesaggio in tutta la sua bellezza. Chi vuole saperne di più, può seguire il sentiero del muschio a Stötten am Auerberg. La rete di percorsi escursionistici e ciclistici è collegata con i grandi percorsi sovraregionali “Prälatenweg” e “Münchener Jakobsweg”, il tratto ciclo-pedonale “Romantische Straße” e la Via Claudia Augusta. Questa “autostrada” dell’imperatore Augusto rivive come asse culturale attraverso le Alpi e come via turistica, da percorrere specialmente in bicicletta ma anche a piedi, e rappresenta un’attrazione attraverso tutte le valli alpine. La Via Claudia Augusta, che si snoda nell’Auerbergland per circa 30 chilometri, in più tratti è chiaramente visibile e protetta come zona archeologica. La riproduzione di diverse pietre miliari riporta ai tempi dell’età romana. Al confine meridionale della regione attorno all'Auerberg, il Forggensee ricavato dal Lech ha inghiottito l'orgoglio dei costruttori romani di strade e solo quando l'acqua viene rilasciata sono visibi li tratti di argine. Comunque il danno è ben ricompensato dalla bellezza delle acque del lago con innumerevoli possibilità di relax, vacanza e sport.



La Via Claudia Augusta in Tirolo

I Romani giunsero nel Tirolo nel I secolo a.C. spodestando i Celti gallici e i Reti. Il Danubio, Danuvius per i Romani, rappresentava anche per il Tirolo il confine nord dell’impero e fungeva da barriera contro la discesa di tribù germaniche. Queste riuscirono comunque nell’impresa di allontanare i Romani nel V secolo grazie anche all’aiuto di popolazioni slave provenienti dal sud-est.

Oltre il Passo Resia la Via Claudia Augusta percorreva la Valle dell’Inn parallelamente all’attuale strada statale tra Nauders (la stazione romana Inutrium, citata già nel 150 d.C.) e Landeck, dove è stato portato alla luce un tratto di strada sterrata collegata con l'antica strada imperiale. Il nome dell’abitato di Pfunds (da fundus), a metà tragitto, ricorda l’insediamento romano. Nei pressi di Landeck, a Fließ (paese gemellato con Meano, frazione di Trento) c’è un interessante museo archeologico con numerosi ritrovamenti risalenti all’epoca dell’impero romano. La località successiva è Imst, nel 763 denominata ancora oppidum Humiste. La strada romana attraversava il Fernpass e seguiva il corso del Lech. A Leermoos è emerso un tratto di strada costruito su palizzate attraverso la palude (“Prügelweg”).



La Via Claudia Augusta in Alto Adige

Dopo la conquista romana (I sec. a.C.) Augusto annesse una parte del territorio nella Decima Regio (poi Venetia et Histria) mentre a Merano e Sabiona iniziava la Raetia che costituiva una provincia con Vindelicia (Augsburg). La Val Pusteria fu inserita nel Noricum.

Dalla stretta di Salorno la Via Claudia Augusta seguiva il corso dell’Adige raggiungendo Egna, la stazione mansio Endidae (resti di un edificio del I secolo d.C. recentemente portati alla luce e restaurati) già citata nell’Itinerarium Antonini (III sec. d.C.) e poi Castel Vetere, dove è stata ritrovata una tegola romana riportante il marchio della fornace aurensis. A Bolzano, chiamata da Druso nel 15 a.C. Pons Drusi per l’importante ponte sull’Isarco, la strada romana piegava verso la Val Venosta toccando la stazione di Maia (l’odierna Merano) e la vicina Lagundo, dove è venuta alla luce la spalla di un ponte sicuramente di epoca romana. Il cippo miliare di Rablà testimonia, assieme a quello rinvenuto a Cesiomaggiore, l'esistenza di una Via Claudia Augusta “a Flumine Pado at flumen Danuvium”.

Da Glorenza, dichiarata dai Romani “città” con un editto, passava anche la “strada del sale” che collegava Salisburgo con l’Engadina, mentre a Malles, prima del Passo Resia, è stato rinvenuto un frammento di una statua di Venere in marmo. Dopo la caduta dell’impero romano, Teodorico, re degli Ostrogoti, cercò di trasformare l’Alto Adige in una regione d’avamposto per difendere il regno dalle invasioni, ma dopo la sua morte (526) i germanici Baiuvari si impadronirono del territorio, seguiti dai Longobardi che ne fecero un loro ducato. Nel Medioevo la regione passò sotto il controllo politico e religioso dei principi vescovi di Trento e Bressanone e quindi dei Conti del Tirolo. Nonostante il Passo del Brennero non sia alto quanto il Passo Resia, esso venne utilizzato in epoca più tarda perché l’impetuosa forra dell’Isarco doveva essere aggirata da Vipiteno risalendo il Passo dei Giovi e scendendo poi a Merano.



La Via Claudia Augusta in Trentino

La regione alpina venne completamente integrata nell’impero romano attorno al 16-15 a.C., quando Druso e Tiberio sottomisero le popolazioni dei Reti e dei Vindelici a nord di Bolzano. Il territorio dell’attuale Trentino viveva già nel II-I secolo a.C. pacificamente sotto il dominio romano. Alla fine del I secolo a.C. Ottaviano Augusto suddivise l’Italia in 11 regioni e il Trentino, assieme alla parte meridionale dell’Alto Adige, alla Lombardia orientale, al Veneto, al Friuli e all'Istria fino a Pola, ricadeva nella Decima Regio. Sotto l’imperatore Diocleziano questa assunse più tardi il nome ufficiale di Venetia et Histria.

Anche in Trentino, come era consuetudine per i Romani, ebbe luogo la cosiddetta “centuriazione”, ovvero la regolare divisione del territorio in particelle, distribuite poi agli abitanti. Un esempio di questa suddivisione in centurie è visibile oggi nella zona del Basso Sarca. La colonia romana Tridentum (Trento) diventò municipium nel 49-42 a.C.: circondata su tre lati da mura con porte urbiche (un lato della città era già difeso dalla presenza dell'Adige), aveva pianta quadrangolare scandita dalle vie principali cardi e decumani ancora oggi visibili assieme ad altre vestigia (S.A.S.S. – Spazio archeologico sotterraneo nel centro storico, villa sub-urbana con terme, anfiteatro, resti della cinta muraria con la porta gemina Veronensis).

Considerando il tratto di Via Claudia Augusta nella Valle dell’Adige, si nota l’abitato di Mezzocorona che ha restituito un tratto di strada principale in ghiaia pressata e i resti delle mura delle case che vi si affacciavano (ricostruzione di una domus nel paese, I-VI secolo d.C.) e i resti di una fattoria composta da due edifici di epoca tardo imperiale (visibili sotto le Cantine Mezzacorona). In Vallagarina, a Nomi, è stata ritrovata una necropoli romana e lo stesso a Pomarolo (località Servìs), dove i defunti erano tutti sepolti con corredo. A Isera, poco distante da Rovereto, sono visitabili i resti di una fattoria a due piani (I sec. d.C.) mentre i reperti sono custoditi presso il Museo Civico di Rovereto. I territori di Ala e Avio, che rientravano sotto il municipium di Verona, offrono diverse testimonianze di età imperiale: iscrizioni funerarie, un cippo miliare nella chiesa di S. Pietro in Bosco e un busto di bronzo conservato nell’Antiquarium di Avio.

La Valsugana evidenzia come in molti casi gli insediamenti sorti in epoca preistorica abbiano continuato ad essere abitati fino all’età romana imperiale: così è per il villaggio sul Dosso di S. Ippolito sopra Castello Tesino (parco archeologico). Significativa è anche la pietra miliare a Tenna di Levico (visibile in Piazza di S. Rocco) che indica probabilmente la distanza da Feltre in milia.



La Via Claudia Augusta sulle tracce della storia in Valsugana

Le vie della storia è il nuovo percorso storico sulle tracce della Via Claudia Augusta realizzato dalle 26 amministrazioni comunali dove il visitatore viene accompagnato alla scoperta di un territorio ricco di storia, di tradizioni e prodotti tipici.

La Valsugana ed il Lagorai: il sorriso del Trentino

Situata tra la Valle dell'Adige e la pianura veneta, solcata dal fiume Brenta e sovrastata dalle maestose cime della catena del Lagorai conserva molte tracce del periodo romano: la chiesa di S. Ermete a Calceranica conserva una lapide dedicata alla dea Diana, a Levico è esposto il sarcofago funerario, testimone di un’antica necropoli, a Tenna il cippo miliare. Ma la storia rivive anche tra gli antichi borghi, gli imponenti castelli disseminati lungo tutta la valle o le fortificazioni risalenti alla Grande Guerra. Per scoprire la vera anima del territorio ci sono le esposizioni museali come il Parco Minerario di Calceranica o il Giardino della Torre dei Sicconi a Caldonazzo, il Molino Angeli con la Casa degli Spaventapasseri a Marter, il Museo soggetto montagna Donna nel piccolo centro di Olle e il Museo della Grande Guerra a Borgo Valsugana, la Latteria sociale a Strigno, la Casa Museo di Alcide Degasperi a Pieve Tesino, dedicata al grande statista e padre fondatore dell’Europa, o il Centro Docume ntazione delle antiche stampe del Tesino. Per gli amanti dell’arte contemporanea una tappa obbligata è Arte Sella con la famosa cattedrale vegetale dove natura e arte si fondono in una nuova forma espressiva. La Valsugana ed il Lagorai sono anche un'ottima palestra naturale all'aria aperta, adatta a tutte le età e dove è possibile praticare ogni tipo di sport. Da non perdere l’Ippovia del Trentino orientale, oltre 400 km di percorso attrezzato per cavalli alla scoperta di paesaggi mozzafiato, oppure pedalare in mountain bike sui sentieri di montagna o sulla “Pista ciclabile del Brenta”. I laghi di Caldonazzo e Levico sono la palestra ideale per gli sport acquatici In Valsugana l'acqua diventa elemento di fondamentale importanza anche per le terapie antistress con i fanghi ed i bagni alle Terme.

L’altopiano della Vigolana: le stagioni che sognavi

Racchiuso tra i massicci montuosi della Vigolana e della Marzola è luogo ideale per chi cerca natura, relax e prodotti genuini abbinati ad un’ospitalità familiare. Gli amanti del movimento trovano comunque una rete di percorsi ben attrezzati “I 60 KM DELLA VIGOLANA “, ideali per trekking, mountain bike, nordic walking e cavallo. Per chi ama il contatto con l’acqua il percorso ideale è nel Parco fluviale del torrente Centa tra resti di antichi opifici e natura incontaminata. Merita una visita anche l’Acropark, il parco tematico dove si “passeggia” sui ponti tibetani sospesi tra gli alberi.

Civezzano e le miniere dell'argentario: un tuffo nella storia

Il monte Calisio è stato fin dall’antichità un importante distretto minerario per l’estrazione dell’argento, per le cave della pietra di Ammonitico Rosso e per il porfido, attività estrattiva tutt’ora presente. La presenza di numerosi segni che caratterizzano il paesaggio dei Canopi, antichi tunnel minerari, stimola l’interesse a conoscere di più questo territorio. Civezzano ha molto da offrire anche agli appassionati di cultura: la chiesa di Santa Maria Assunta, il Castel Telvana, sede degli uffici comunali, la settecentesca Villa Ranzi, la Torre dei Canopi. Da non perdere sulla antica strada romana il forte austroungarico, un tempo importante fortificazione di sbarramento a protezione della città di Trento.



La Via Claudia Augusta in Veneto

Inizialmente, nel VI secolo a.C., furono i Veneti, un popolo forse anatolico succeduto agli Euganei, a dare una struttura al territorio. In seguito l’influenza romana divenne sempre più incisiva, prima tramite l’apertura delle grandi strade consolari ancora oggi in parte individuabili (Via Annia da Padova ad Altino, Via Postumia da Genova ad Aquileia, Via Popilia da Rimini ad Aquileia, Via Emilia da Bologna ad Aquileia, Via Claudia Augusta Altinate e Padana), poi grazie alla Lex Pompeia che eleva le città venete a colonie di diritto latino. Sotto Augusto il Veneto fu inserito nella Decima Regio nel 49 a.C. La regione visse un certo benessere economico e Padova, centro commerciale e di produzione di tessuti, divenne la seconda città più ricca dopo Roma.

La fitta rete dei municipia esercitava un controllo relativamente ampio sul territorio veneto grazie anche a una ben curata maglia viaria e fluviale e a un’attenta centuriazione, che divenne base delle successive divisioni amministrative, come per l’agro padovano e trevigiano. Città come Oderzo e Aquileia diventarono centri nevralgici di operazioni romane nell'Alto Adriatico, mentre Verona si abbellì con l'Arena e il Teatro.

Riguardo al tanto dibattuto tracciato della Via Claudia Augusta nel Veneto, l’importante convegno tenutosi a Feltre nel 1999 porta a ritenere che quello più probabile, partendo da Altino, giungesse a Feltre passando per Treviso e attraversando la Valle del Piave (Ponte della Priula: “Via dei Mercatelli”). Tra le aree archeologiche, oltre alla Feltria romana, emergono quindi innanzitutto i municipii di Altinum e Tarvisium. Il primo, sorto all’incrocio tra la Via Claudia Augusta con la Via Annia nei pressi del Sile, offre una ricca documentazione sull’abitato romano (I sec. a.C. – I sec. d.C.) disponibile nel locale museo archeologico. Il secondo, protetto dalle mura del castrum, aveva la porta urbica Altinia che apriva proprio verso Altino. Per quanto attiene al ramo della Via Claudia Augusta Padana, oltre a Nogara e Ostiglia, che hanno restituito numerosi reperti oggi esposti nei rispettivi musei archeologici, una posizione di rilievo spetta a Verona, rifondata verso la metà del I secolo a.C. in segui to alla sua crescente rilevanza nel quadro espansionistico romano. Alla fine del III secolo d.C. le incursioni dei Marcomanni e di altre popolazioni germaniche intaccarono la tranquillità della regione. Con i Longobardi (VI-VII sec.) la situazione peggiorò ulteriormente in quanto, smembrata la Decima Regio, le città di terraferma vennero frazionate in tanti ducati, le aree coltivate abbandonate e il loro posto fu occupato da boschi e paludi.

Il territorio marittimo della laguna (la fondazione leggendaria di Venezia porta la data 421) e l’Istria rimasero sotto il dominio bizantino, dal quale si liberarono sotto Carlo Magno che riordinò il Veneto in contee e marche (VIII sec.). Venezia divenne il principale attore degli scambi tra il mondo orientale e l’Europa continentale, mantenendo questa posizione fino a quando le grandi scoperte geografiche del XVI secolo non ridisegnarono le tappe dei traffici commerciali.



La città di Feltre sulla Via Claudia Augusta

Municipium romano iscritto alla tribù Menenia a partire dal 42 a.C., Feltria venne distrutta e ricostruita più volte durante le invasioni barbariche raggiungendo infine una certa stabilità sotto i Longobardi e poi i Franchi, grazie alla sua roccaforte sul colle cinta da mura. L’aspetto che maggiormente caratterizza questa cittadina le fu conferito nel XVI secolo, quando fu ricostruita dopo essere stata distrutta durante la guerra della Lega di Cambrai (1509). Forse è per questo che Feltre si differenzia dagli altri centri storici veneti minori e si avvicina di più alle città d’arte di stampo rinascimentale.

Caduta Venezia, dopo l’invasione francese del 1797, Feltre passò sotto la dominazione austriaca e poi venne fatta rientrare nel Regno d’Italia nel 1866. L’Ottocento vide anche l’abbassamento del baricentro urbano dalla cittadella (Piazza Maggiore), in posizione elevata, verso le principali vie di accesso che si diramano dalla cinquecentesca Porta Imperiale o Castaldi. Il cuore affettivo della città resta comunque la Piazza Maggiore, sorta forse sull’area del foro romano. Vi si affaccia il Palazzo della Ragione (1548-1570) con un arioso portico di ordine rustico attribuito al grande architetto vicentino Andrea Palladio. Chiude un lato della piazza la chiesa di S. Rocco, che guarda al mastio quadrato dell’antico castello, sorto sul sito di una torre romana di avvistamento. Poco distante si trovano la Galleria d’Arte Moderna “C. Rizzarda” e il Museo Civico, che riunisce una sezione antiquaria, una dedicata all’arte minore, una significativa serie di mobili in noce e un’interessante pinacoteca. Le raccolt e archeologiche comprendono un lapidario con iscrizioni in gran parte romane provenienti dagli scavi effettuati sotto la Cattedrale e sotto la Porta Imperiale. Tra i reperti si distinguono l’ara di Anna Perenna (I sec. a.C.), una maschera comica e un ritratto virile, entrambi del I secolo d.C., e un frammento con giovanetto del secolo successivo. La piazza della Cattedrale dedicata a S. Pietro, di antichissima fondazione e ricostruita in forme rinascimentali, è invece il cuore religioso della città. Il suo sagrato copre l’importante area archeologica messa in luce a partire dagli anni Settanta e aperta al pubblico dal 1995. Sono visibili i resti di abitazioni a carattere residenziale e botteghe artigiane che si affacciano su due vie, una delle quali basolata. Un edificio, composto da due grandi aule pavimentate con lastre di marmo e inserti a mosaico, fungeva probabilmente da sede di associazione professionale (schola). Successivi all’epoca romana, e segno indiscutibile dell’opera di evangelizzazione, si sovrappongono i resti di un battistero a forma circolare.



Ostiglia/Po sulla Via Claudia Augusta

L'antica Hostilia deve il suo nome al latino Ostium nel significato di “bocca” o “foce”, forse perché un tempo in questo territorio paludoso si scaricavano le acque del Po; altri però sostengono che il nome derivi dai possedimenti terrieri del romano Quinto Curio Ostiglio. Ostiglia, che sorge a soli 13 metri s.l.m., è comunque una cittadina assai antica, come comprovano reperti quali lumi, urne e oggetti di fattura pagana venuti alla luce a seguito di scavi eseguiti nel 1722 e 1817. In età romana la città ebbe un notevole rilievo: secondo la tradizione fu anche la patria dello storico Cornelio Nepote (I sec. d.C.).

I Romani nel 268 a.C. fondarono la colonia militare di Rimini quale base operativa per la conquista della fertile e generosa pianura padana; successivamente fu la volta di Piacenza e Cremona, che le fonti indicano come porti. Ostiglia, come i municipia di Mantova, Brescia e Cremona, venne aggregata alla regione augustea Transpadana Venetia et Histria, che si estendeva a nord del Po e aveva come capoluogo Aquileia. Per la sua posizione geografica Ostiglia era interessata dalle principali vie lungo il Po, che costituiva una linea di comunicazione fondamentale fin dai primi secoli. Il cippo miliare ritrovato a Rablà (Merano), che riporta la dicitura “a flumine Pado”, conferma probabilmente che la Via Claudia Augusta Padana proveniente da Ostiglia, sulle rive del Po, proseguiva verso il Danubio.

Nel III secolo si assistette a un declino dell’aspetto agricolo a favore di una nuova militarizzazione della pianura padana a opera dell’imperatore Diocleziano che nell’organizzazione dell’impero reclutò le truppe tra i contadini e diede a Milano il titolo di capitale. Molte opere di bonifica andarono così a perdersi e altrettanto successe a molti percorsi viari romani. Le rovine degli edifici romani però fecero sì che negli antichi siti si mantenessero gli insediamenti urbani, aspetto non trascurabile soprattutto durante le invasioni barbariche. Nel V secolo Ostiglia fu inoltre sede di un servizio di trasporto di derrate alimentari (dromonarii) verso Verona, allora capitale del regno dei Goti. Il comune di Ostiglia con i suoi 7000 abitanti è stato a lungo conteso tra mantovani e veronesi. Appartiene alla provincia di Mantova dal 1752, così come sancito nel trattato di Ostiglia. Verona, che aveva compreso l’importanza strategica della cittadina, nel XII secolo vi aveva fatto erigere un castello i cui resti sono tutt’oggi visibili. L’impronta urbanistica è scandita nei numerosi palazzi nobiliari del Settecento che raccontano del dominio austriaco succeduto a quello della signoria mantovana. La chiesa parrocchiale, edificata invece sul finire dell’Ottocento, è però custode di un pregevole ciborio in marmo di Francesco di Simone Ferrucci (1486).

A Palazzo Bonazzi, oggi sede del municipio, è esposto un ben conservato sarcofago paleocristiano mentre presso l’ottocentesco Palazzo Foglia trova spazio il Museo Archeologico. Qui sono raccolti reperti che dal Neolitico (provenienti in gran parte dalla necropoli di Vallona, V-VI millennio a.C.) abbracciano un arco cronologico che arriva all’Ottocento. Tra questi vi sono strumenti in selce, oggetti in bronzo e osso, laterizi romani con marchi di fornace e vasellame domestico, monete, urne funerarie, vasi rinascimentali in ceramica invetriata e in maiolica.

A pochi chilometri dalla cittadina, sulla riva sinistra del Po e alla confluenza dei fiumi Tione, Tartaro e Canal Bianco, si estende la riserva naturale regionale “Paludi di Ostiglia”, un’area paludosa protetta segnata anche dalla Valle del Busatello,un canale d'acqua realizzato nel XVIII secolo per scopi irrigui. A valle di Ostiglia, in una nicchia riparata del fiume Po, si situa invece la riserva naturale di “Isola Boschina”.